progetto COMIST

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AMA.CI: mai più silenzio, mai più violenza. Progetto Rete istituzionale di sensibilizzazione e di contrasto al femminicidio. Progetto a cura di: Cioffi Concetta, Fiscella Patrizia e Raiele Angela per il Master di II livello in Comunicazione Istituzionale

AMA.CI: mai più silenzio, mai più violenza. Progetto Rete istituzionale di sensibilizzazione e di contrasto al femminicidio. Project work a cura di: Cioffi Concetta, Fiscella Patrizia e Raiele Angela per il Master di II livello in  Comunicazione Istituzionale, Anno Accademico 2012/2013. 

Il Progetto AMA.CI , dedicato al contrasto e alla prevenzione del FEMMINICIDIO, è nato dall’aver avvertito – da parte delle tre autrici – la doppia responsabilità, come donne e come rappresentanti di pubbliche istituzioni, nel proporre il proprio impegno e le proprie competenze per pervenire ad un cambiamento sociale che, per essere conseguito in tempi rapidi, richiede un impegno ed un coinvolgimento di tutte le forze sociali e le istituzioni presenti sul territorio. 

CONTESTO: 
– Il 14,3% delle donne ha subito almeno una violenza fisica o sessuale all’interno della relazione di coppia (da un partner o da un ex partner). 
– Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate: il sommerso raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. 
– 7 milioni 134 mila donne hanno subito o subiscono violenza psicologica, il 43,2% delle donne ha subito violenza psicologica dal partner attuale. 
Interventi legislativi caratterizzati dalla discontinuità, come se ad ogni provvedimento non seguisse poi una concreta azione di governo tesa alla sua attuazione. È il caso ad esempio del Piano Nazionale contro la violenza di genere e lo stalking del 2010 che, nato come strumento per elaborare e sviluppare una strategia nazionale di prevenzione e contrasto della violenza, nonché un’azione di protezione, tutela e inserimento sociale delle vittime, non ha più trovato coperture finanziarie dopo il primo triennio. 
Inevitabile, se si vuole prevenire il femminicidio, perseguire un cambiamento ed una maturità anche nell’ambito delle relazioni tra i generi, ripensare un’educazione al genere, all’affettività, alla sessualità.

Il cambiamento culturale deve investire prioritariamente le istituzioni scolastiche per sopperire al gap storico culturale del nostro Paese: da una “storia delle donne”, oggi insegnata in contesti universitari come autonoma disciplina storica,all’urgenza di pervenire ad un’unica narrazione storica che tenga conto di entrambi i soggetti e di entrambe le prospettive di genere. Il progetto si è quindi sviluppato a partire dall’analisi della nascita ed evoluzione del termine femminicidio, e dei dati allarmanti rilevati dall’Indagine ISTAT del 2006 “Sicurezza delle donne”.“Sicurezza delle donne”.
Si è esplorato il contesto in cui il fenomeno è maturato, sia dal punto di vista normativo che storico-culturale; il linguaggio e il ruolo dei mass media, in Italia e in Europa; le azioni di contrasto al fenomeno adottate in Europa; le campagne sociali contro il femminicidio fino ad ora realizzate. Preso atto, in base a dati oggettivi, che il femminicidio rappresenta oggi nel nostro Paese un’emergenza sociale, recependo la finalità democratica e di innovazione della Comunicazione Istituzionale il Progetto vuole interpretare il dettato della Legge 150/2000 e in particolare “promuovere conoscenze allargate e approfondite su temi di rilevante interesse pubblico e sociale”. 

OBIETTIVI: 
Il Progetto si propone di andare al di là della semplice campagna di informazione e sensibilizzazione del fenomeno della violenza sulle donne e di dare vita ad un sistema di rete 
applicabile in maniera permanente con il coinvolgimento delle forze sociali, sia istituzionali che private e di volontariato. 

FASI DI INTERVENTO: 
Fase 1: Indagine sul fenomeno (acquisizione di dati); 
Fase 2: Definizione di percorsi di uscita dalla violenza (percorso sanitario e percorso sociale); 
Fase 3: Costruzione della rete (individuazione e coinvolgimento degli attori pubblici – Istituzioni e privati – Associazioni di volontariato); 
Fase 4: Formazione – Informazione (formazione degli attori, divulgazione della rete, formazione come prevenzione in ambito scolastico-universitario, messa in campo della rete attraverso seminari, condivisione di protocolli); 
Fase 5: Comunicazione Istituzionale (pubblico evento di presentazione del progetto)

APPROCCIO COMUNICAZIONALE: 
Fondamentale l’approccio relazionale – comunicazionale con la donna vittima di violenza da parte degli operatori. 
Cosa NON FARE: giudicare l’aspetto esteriore della vittima; sottovalutare l’agitazione o la disperazione, che possono sembrare atteggiamenti esagerati o addirittura simulativi; “psicologizzare”, termine bruto per definire la spicciola attività di valutazione e giudizio del sentire altrui; “scaricare”, cioè affidare la vittima ad un altro servizio o ad altri operatori senza motivazioni valide. 
Cosa FARE: ascoltare, è uno dei momenti fondamentali; credere, il punto di partenza deve essere quello di credere senza sospetto; consultare, avvalersi della collaborazione di altri servizi e/o figure professionali, con i quali potersi confrontare; fornire risposte adeguate, sembra essere l’end point del fenomeno violenza, ma invece è soltanto il punto di partenza, il momento di dare risposte, il momento di concreta attivazione della rete di sostegno alla vittima di violenza. 

CONTABILITA’ E MONITORAGGIO: 
Delineati i destinatari del progetto, si sono individuate le risorse umane, economiche, strumentali necessarie per svolgere le azioni programmatiche; si è quindi definita la previsione del budget di spesa, sulla base degli interventi previsti e degli attori coinvolti, individuando possibili fondi di  finanziamento sia nazionali che europei. 
Il progetto è stato costantemente soggetto a monitoraggio e valutazione, attraverso l’utilizzo di strumenti come il diagramma di GANNT, il diagramma di PERT, strategia Balanced Scorecard e la metodologia del benchmarking.

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