Il distretto culturale evoluto è stato il modello di riferimento del Consorzio biblioteche Castelli Romani fin dalle prime ipotesi di lavoro (2006) verso un sistema del territorio che connettesse, rappresentandole, le sue diverse anime. Si era già consapevoli della complessità del cammino da percorrere sia per la radicata resistenza della cultura italiana alle azioni sistemiche sia per lo stato di frammentazione del tessuto territoriale, nonostante la presenza di importanti prerequisiti evidenziati negli studi sulle condizioni preliminari per la scelta dell’ area integrata (vedi solo a tit. d’esempio il Rapporto Filas presentato nell’estate del 2005). In effetti, pur ripartito in 17 comuni, il territorio viene storicamente percepito sia dagli abitanti che dall’esterno come un luogo plurale che si riconosce nel toponimo Castelli Romani a partire dal linguaggio comune (vivo, vado, lavoro ai Castelli), tuttavia il riconoscimento largamente condiviso di area geografica e abitativa non aveva dato luogo ad un coordinamento organico fra amministrazioni e attori sociali ne, di conseguenza, si erano potuti affermare strumenti efficaci di governance integrata. D’altra parte il problema di una governance che vada oltre i troppo affollati “tavoli” di concertazione, non è ancora risolto in gran parte delle azioni integrate in corso nel paese, perché soluzioni efficaci nel governo di fenomeni del tutto innovativi, richiedono la sedimentazione di esperienze abbastanza durature da consentire la messa a regime di organismi realmente funzionali a fianco di quelli esistenti, frutto di una lunga evoluzione istituzionale.
Nella fase iniziale della progettazione è apparso chiaro come la proposta di muoversi verso un sistema integrato (area, sistema o distretto evoluto o altro ancora secondo le sempre mutevoli visioni degli esperti ), incontrasse l’adesione immediata, almeno sul piano razionale di tutti i soggetti coinvolti - istituzionali e privati - stentando, tuttavia, a diventare consapevolezza del doversi mettere tutti in giuoco sul piano dei comportamenti e delle scelte. A parte l’ovvia presenza di diversi interessi pregressi, paradossalmente più facili da individuare e sottoporre a mediazione, l’ostacolo più corposo era ed è tuttora la spinta particolarista e autoreferenziale che nutre il nostro stare nel sociale oltre ad una pericolosa mistura di disincanto e rassegnazione di massa verso la possibilità stessa di cambiamento. In altre parole non tanto e non solo riserve verso un modello che cerca di traghettare le aspirazioni di singoli e di gruppi verso lo sviluppo sostenibile della collettività, ma un reale spaesamento provocato dal non sapere e dal non saper fare in un modo diverso da quello sperimentato nei secoli. Il clima di diffidenza/prudenza che ne consegue, più o meno consapevole ma molto tangibile, richiede un impegno sistematico nel motivare, monitorare le azioni, nel comunicare e condividere fase per fase i risultati. In questo senso è importante oggi, ad un anno di distanza dalla pubblicazione della Agenda Strategica su “Vivavoce “ mensile del consorzio SBCR, fare il punto sul programma e sullo stato di attuazione anche attraverso un quadro sintetico delle azioni svolte, poiché “…Il fine dell’agenda strategica è quello di tracciare un percorso dichiarato di azioni visibili e risultati misurabili…”(Vivavoce.Rivista d’area dei Castelli Romani, n.60, Marzo 2007).
Tenendo conto del terreno del tutto innovativo in cui operano le azioni di sistema, comunque le si voglia chiamare, e della molteplicità di significati del termine distretto, ha più senso parlare di processo che non di un monolitico risultato finale, improbabile da identificare in qualcosa di finito; infatti chi ha mai visto un prototipo di distretto culturale concluso e uguale ad un altro? Il divenire e l’unicità sono infatti i caratteri di una dimensione locale dinamica e creativa che non può essere cristallizzata in un istantanea di gruppo. Poiché il risultato della strada intrapresa non è un oggetto ne una targa all’ingresso di un palazzo ma la progressiva costituzione di un sistema di relazioni , appare prioritario dare concretezza alle fasi in rapporto alle linee strategiche individuate dalla agenda:
· Ri-progettare il rapporto con Roma (natura, cultura e mobilità);
· Promuovere un turismo innovativo
· Porre attenzione alla tutela dell’ambiente e della fisionomia locale (agenda 21 e investimenti sulla viabilità e trasporti all’interno e all’esterno del sistema)
· Creare e rafforzare le condizioni favorevoli alla creatività, all’innovazione e all’occupazione
· Promuovere una logica inclusiva nei confronti delle impressioni attive dei soggetti sociali e di altri attori pubblici e privati organizzati.
Rispetto alle premesse emerge una coerenza complessiva delle azioni integrate che conferma come le Giunte dei Castelli, sostenendo al di là delle diverse maggioranze politiche il ruolo del SBCR, si siano dotate di uno stabile strumento di collegialità, abbiano imparato ad usarlo in modo non riduttivo e gli abbiano consentito un’interpretazione innovativa del ruolo culturale, in linea con le più recenti esperienze internazionali. Tutto questo senza venir meno alle finalità istitutive legate al sistema bibliotecario ma anzi rafforzandole con un inedito radicamento nella vita culturale ed economica della collettività.
Se si guarda all’insieme delle attività effettivamente svolte in più di due anni possiamo agevolmente constatare un filo conduttore coerente anche fra le diverse aree di intervento.
Fra le iniziative è opportuno evidenziare per il loro significato strategico:
- Attività di formazione e sensibilizzazione sulle azioni in corso, approvate dall’Assemblea dei soci del Consorzio (tutti i comuni). In particolare su richiesta delle associazioni culturali è stato realizzato un percorso formativo, molto frequentato , teso a fornire all’associazionismo strumenti di gestione e comunicazione per ottimizzare i risultati e le risorse disponibili. In collaborazione con la facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor’ Vergata si è tenuto un corso di aggiornamento diretto ad assessori e funzionari del settore cultura di tutti i comuni dei Castelli su nuovi criteri e strumenti di gestione per le amministrazioni pubbliche. Le Associazioni che hanno frequentato il corso di formazione del 2006, sono state convocate per avviare un tavolo di confronto periodico. A loro è stato proposto di collaborare e contribuire con il loro apporto di idee e di proposte al protetto Sagre e Profane.
- Si è realizzata con il contributo della Regione e della Provincia di Roma l’evento “Sagre e Profane” (oggi alla sua 4° edizione) come modello riuscito di promozione del territorio fondata sul turismo culturale e sul coinvolgimento trasversale della comunità che mette in contatto produttori e fruitori di cultura. La programmazione dell’evento si propone anche di offrire una visione inedita dei Castelli legata ad una narrazione tematica dell’intera area e non invece alla specifica valorizzazione dei singoli territori comunali.
- Nel percorso di organizzazione e realizzazione del Progetto Sagre e Profane sono state coinvolte anche le Agenzie di Viaggio dei Castelli Romani, in particolare quelle di incoming, per verificare la loro disponibilità a predisporre pacchetti turistici con i “contenuti” di Sagre e Profane. Le agenzie hanno manifestato grande interesse e voglia di collaborazione e si sono rese disponibili, fin dalla prima edizione di Sagre e profane, Suggestioni d’autunno (22 sett./28 ott 07), ad attivarsi per proporre soluzioni di permanenza ai Castelli per più di un giorno;
- Si sono attivate reti di conoscenza e visibilità di tutte le attività dell’area attraverso un Virtual Reference Desk (all’interno del sito web del Consorzio) a supporto dell’associazionismo ed una mappa attiva che ne registri le attività; il mensile del SBCR, Restyling del Vivavoce da foglio informativo delle biblioteche a Rivista d’area dei Castelli Romani, è divenuto in breve un potente attrattore per le professionalità locali le cui conoscenze sono indispensabili a ricomporre il puzzle articolato del territorio. Sul Vivavoce sono state pubblicate relazioni aggiornate su tutti i centri storici a cura del Dipartimento di Urbanistica dell’Università di Roma La Sapienza e una ricognizione delle attività editoriali e di produzione di contenuti che operano nell’area dei Castelli.
- Il sito delle biblioteche è diventato portale di area per la cooperazione territoriale “Cultura è Sviluppo”, al fine di favorire lo scambio a distanza tra chi si occupa di programmare attività e servizi in campo culturale;
- Il Parco Regionale dei Castelli Romani ha firmato l’accordo preliminare di adesione al progetto di distretto culturale e ha esplicitato l’interesse per forme di collaborazione tra i due Enti finalizzate alla valorizzazione e salvaguardia del territorio.
- E’ in corso un lavoro di censimento e contatto con i centri di ricerca che hanno sede nell’area al fine di creare forme di coordinamento e di informazione agli stessi abitanti dell’area perché siano maggiormente consapevoli della ricchezza del loro territorio.
Il quadro che si delinea è dunque niente affatto fumoso e generico come spesso capita in sorte agli obiettivi ambiziosi, al contrario si sta mantenendo la rotta e, soprattutto si dimostra concretamente come, seppure con grande fatica, possono crescere e rafforzarsi azioni di sistema che vedono protagonista l’insieme del capitale sociale e non solo alcuni settori.
Madel Crasta
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