È come una breve puntata romana del Salone del libro di Torino il workshop “Editoria di quarta generazione:opportunità e problemi”, che si è svolto il 24 maggio presso il Digilab della Facoltà di Scienze Umanistiche alla Università “La Sapienza”, organizzato da Baicr Sistema Cultura, Digilab e Liguori Editore.
Da Torino a Roma corre un interrogativo: riusciranno i nostri eroi (gli editori) a traghettare questo antico sapere e processo produttivo nel cuore dell’epoca digitale? Il ruolo dell’editoria appare sempre insostituibile, ma come trasformarsi è proprio oggetto delle inquiete domande che ci poniamo.
Il progressivo fenomeno della convergenza dei mezzi porta in primo piano i contenuti, mentre la relativa facilità di affacciarsi alla rete Internet fa emergere nuovi soggetti che diventano “editori” dei propri contenuti o aggregatori di contenuti individuati nella immensa riserva del web. Si tratta di fenomeni già annunciati sul finire del Novecento e oggi in pieno svolgimento, senza che si siano sciolti i dubbi sui modelli produttivi, sulla dimensione economica e su come affrontare questa lunga transizione, che impone il doppio sforzo di mantenere in piedi gli assetti tradizionali per i libri–libri e di impiantare, sperimentando, nuovi formati e nuovi stili comunicativi.
Come sempre, ottimismo e pessimismo si schierano incidendo, quasi quanto le analisi e le esperienze, nel determinare il clima complessivo: è un aspetto questo che si tocca con mano negli incontri dove si ragiona ormai sul presente e non più su un futuro di là da venire. Mentre per la diffusione della stampa si è parlato di una rivoluzione inavvertita, questa del digitale è ora penetrata con forza nella percezione degli addetti ai lavori e anche della opinione pubblica in ragione della sua velocità e pervasività: e allora tanto più, forse, si sente il bisogno di condividere esperienze e di diffondere il frutto di approcci diversi maturati nella ricerca, nelle istituzioni e nella industria dei contenuti, molto più vicini e contigui ora di quanto non lo fossero in passato quando la fisicità dei supporti materiali determinava tutti i possibili confini fra categorie, saperi e pratiche.
La crisi lunga e più radicale di quanto si potesse pensare funziona da acceleratore, rendendoci consapevoli che imboccare una strada piuttosto che un’altra può portarci in breve anche mettere in forse la stessa esistenza di enti e imprese. Per questo non si parla più di e-book come di una promessa sempre imminente, ma editori e distributori si stanno oggi concretamente posizionando sul nuovo mercato, non i visionari esploratori per vocazione ma i protagonisti consolidati dell’editoria italiana come Mondadori, Feltrinelli e Rcs, oltre a Messaggerie italiane che testimonia il coinvolgimento del settore distributivo nella nuova catena del valore. Mentre cala il silenzio sulle librerie, le biblioteche, già da molti anni trasformate in mediateche e centri multimediali, sembrano più preparate a interagire con i flussi dei contenuti digitali.
Per le istituzioni culturali la rivoluzione copernicana che mette al centro i contenuti e la loro trasmissione, piuttosto che la corposa fisicità dei supporti e delle teche, apre grandi potenzialità ma chiede anche un gigantesco impegno nel rileggere la propria missione senza sradicare il passato e nel cambiare senza risorse per investire nell’innovazione. Per fortuna nella cultura l’immateriale è di casa.
m.c.
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